Belli i miei Sebastian…

I dischi, ogni tanto, fanno anche male. Perché ci portano alla mente il tempo trascorso, o perché ci obbligano a ricordi sgraditi, oppure perché, ed è il nostro caso, ci pongono di fronte alla parabola cadente di un artista. Queste Bbc Session dei Belle and Sebastian sono proprio quello che non ci voleva. E’ vero, c’è un progetto discografico a lungo vagheggiato (si parla di un film in musica), ma ci sono alle spalle due album (Dear Catastropher Waitress e The Life Pursuit) che hanno chiarito come i B&S di una volta, quelli amati, sono morti e sepolti. Ebbene, adesso arrivano queste registrazione (peraltro già ampiamente bootlegate e ben note ai fan di più stretta osservanza) tratte da cinque show alla Bbc e che altro non fanno se non girare il coltello nella piaga.

I Belle and Sebastian erano sostanzialmente un gruppo in cui “credere”. Nati quasi per gioco a metà degli anni novanta a Glasgow da un’idea di Stuart Murdoch, sono diventati una band di tale successo da riempire palazzetti, quando non stadi, di qua e di là dell’oceano. La storia è risaputa, ma giova ricordarla: Murdoch, uno studente col pallino del pop, chiese ad alcuni amici di accompagnarlo per un disco da presentare al corso di musica professionale del college. Un progetto amatoriale e a tempo, da cui (sventura!) nacque un gioiello assoluto come “Tigermilk”, il cui successo obbligò la band a prendere sul serio i propri mezzi e continuare l’avventura. Erano anni scanzonati, dominati da un approccio naïf alla musica, quel “pop da cameretta” frutto di un collage di emozioni e sensazioni molto sixties e dominate da una vena malinconica tutta british. Atmosfere struggenti, arrangiamenti piovosi come la loro Glasgow, un modo di scrivere e fare musica tanto disincantato quanto capace di scavare nel profondo. Per questo era bello crederci.

Il culto diventò enorme e dietro ai B&S nacque un intero movimento, tanto velocemente ribattezzato New Acoustic Movement (per l’attitudine a preferire arrangiamenti parchi, strumenti acustici e leggiadre orchestrazioni pop), quanto rapidamente scomparso nel volgere d’una stagione. A questo periodo si riferiscono le Bbc Session, al quinquennio 1996-2001, quando escono quattro album (uno più bello dell’altro, tanto per essere chiari), nonché una manciata di singoli ed ep. Pratica, quest’ultima, che contribuirà non poco a far crescere il culto del gruppo scozzese come nel decennio passato era successo a un’intera schiera di rocker inglesi in cardigan a quadri e ciuffi impomatati. Canzoni che a risentirle adesso fanno male tanto sono perfette nella loro semplicità. Melodie-killer da lasciar senza fiato che, per molti e anche per il sottoscritto, altro non sono che il germogliare del seme lasciato cadere da Paul Simon nel suo soggiorno in terra d’Albione di metà anni sessanta.

Riprova ne sono queste Bbc Session di cui  è inutile fare il conto della tracklist, o ricordare i quattro inediti messi a chiusura del disco. Basterà dire che sono un ottimo modo per avvicinarsi alla band, sebbene in modo obliquo: i B&S sono tutto fuorché una macchina perfetta sul palco, come testimonia il live distribuito con la “deluxe edition”. Un’avvertenza, però, corre l’obbligo di farla: occhio, perché una volta scoperti i Belle & Sebastian, difficilmente riuscirete a farne a meno. Il mondo è pieno di testimonianze in tal senso.

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